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24 febbraio 2005, Escursione
attraverso i paesi dell'Anglona Reperti
storici e archeologici in un assurdo e cinico stato di abbandono Mi sono recata per un escursione, in vari paesi dell'Anglona. Prima tappa, qualche chilometro prima di Perfugas. Un bel nuraghe in prossimità della strada, senza indicazioni e in abbandono, per fortuna si può proseguire verso il paese senza tornare indietro. Seconda tappa la chiesa di San Giorgio, descritta in tanti libri di storia e di archeologia, naturalmente chiusa con attorno una porcilaia, per non parlare di una brutta struttura attaccata al nuraghe. Proseguiamo per Laerru. Un territorio bellissimo, piante endemiche, pascoli, animali e altro. Una zona ricca di chiese, nuraghi e storia. A Laerru chiediamo informazioni sulle grotte. Gli abitanti sconsigliano la visita, giustamente, c'è da perdersi. Non ci sono indicazioni, non ci sono guide e i sentieri sono impercorribili. Tutte le antiche chiese sono chiuse. Da pubblicazioni sappiamo che in Laerru vi è sepolto lo scrittore Falcucci, ogni anno viene ricordato in varie occasioni, in nessun luogo vi è una bacheca o qualsiasi altra cosa che ricordi questo studioso, sarebbe stato gradito avere almeno l'indicazione della biblioteca comunale per leggere qualcosa sia sul Falcucci che su Edoardo Benetti, sperando sempre che i loro scritti siano da qualche parte. Su un colle, pensiamo si chiami S.Leonardo, (lo deduciamo dal nome del fiume), c'è la più piccola chiesa romanica della Sardegna contemporanea a quella di S.Riparata (chiesa pisana del 1100 nella penisola di Capotesta (S.Teresa G.). La chiesa di S.Leonardo è un ricovero per animali, è un fienile, c'è spazzatura ovunque e pali elettrici di vecchia data buttati in giro. Non abbiamo la voglia neanche di scattare una foto. A Martis finalmente vediamo la foresta pietrificata di Carruccana. Si vede che c'è stato un grande sforzo culturale da parte del comune per recuperare dei fondi e valorizzare il luogo, ma non abbiamo trovato una cartellonistica specifica che spieghi il sito e le sue cose attorno. Proseguiamo per la chiesa di San Pantalleo. Nella cartellonistica, la chiesa viene presentata come chiesa del XIV (1300) In alcune pubblicazioni Š del 1260. Le chiese romaniche, pisane, genovesi sono del 1000-1100. La chiesa viene descritta come gotico-aragonese. Questa zona era feudo dei Doria, le chiese sono sempre di maestranza ligure quindi gotico-genovese? Insomma è difficile capire a quale periodo appartenga o nelle varie pubblicazioni c'è confusione. Basta vedere il Castello di Chiaramonti e la chiesa annessa. Sarebbe pensabile un percorso a piedi dal Castello alla chiesa di San Pantaleo, in linea d'aria sarà qualche chilometro e un futuro scavo archeologico, potrebbe far riemergere resti di villaggi ormai estinti e tanti reperti. Proseguiamo per le famose cascate di Triulintas, c'è solo un cartello, ma apprezziamo ugualmente. Vanno bene i ponti in legno sul fiume, ci starebbero bene bacheche con spiegazioni e si potrebbero fare dei pannelli per la flora e la fauna. La spesa sarebbe poca: i legni li può dare gratuitamente la Forestale e i pannelli si possono fare con le scuole. Il nostro viaggio continua per Nulvi. Un piccolo nuraghe cattura la nostra attenzione, vicino c'è un cartello che indica un pozzo sacro. Proviamo ad arrivare. E' chiuso ma qualcuno ha tagliato la rete. E' una cosa meravigliosa, mai visto un pozzo così grande, queste pietre calcaree sono bellissime, ma è tutto in abbandono. Nella parte centrale è tutto fieno per gli animali, ci sono pecore ovunque. La struttura lignea che ricopre il sito è una base di colombe torraiole, che giustamente vi abitano, ma i loro escrementi rovinano le pietre, si potrebbe trasferirle da un'altra parte o limitarne il numero. Vicino c'è una vasta aria col nuraghe e con dei selciati. Il luogo è trasformato da resti di piccole cose lasciate dai ragazzi. Sappiamo che il restauro degli anni'90 è stato finanziato dal Comune ed è chiaro che ogni anno non può finanziare un progetto Ma basterebbe solo mettere in piedi gli operai comunali e forestali per pochi giorni sotto la guida della Soprintendenza, basta mettere a posto le pietre che sono in terra e poi tenere pulito. Da Nulvi andando verso Tergu ci sono dei nuraghi ma nessun cartello ci avverte. Abbiamo proseguito per Sedini, il paese delle Domus, ma alle ore 15 la casa-museo è chiusa. A Valledoria ci consoliamo col museo locale e con la visita al fiume, presso le acque sulfuree e con un'albergo ancora dopo anni chiuso e già in stato di abbandono. Peccato, l'Anglona ha tutto, il mare, la campagna, le attività dell'uomo, pro dotti agro-alimentari, artigianato, boschi, arte, storia, cultura. All'estero non hanno tutto questo è inventano qualsiasi cosa per attirare la gente, noi abbiamo tanto è non sappiamo valorizzare niente, non sappiamo neanche mettere un cartello. Questo sarebbe un bellissimo itinerario che dalla Gallura porta all'Anglona passando o da Tempio o dal Coghinas o tornando da Sassari per la litoranea Castelsardo-Santa Teresa. Dove ci fermiamo per mangiare? Gli agriturismo sono aperti solo d'estate a meno che non si prenoti per tanti. Le guide che ci sono in tanti posti, potrebbero anche qui lavorare: da Perfugas a Chiaramonti, Laerru, Martis, Nulvi fino ai paesi costieri, portando turisti per chiese, nuraghi, luoghi di interesse naturalistico, fino ai musei e al mare, sarebbe bello fermarsi una notte e un giorno all'albergo delle terme, ma è chiuso. Ci viene in mente una lettera scritta nel 1835 " Viaggio in Sardegna" del Valery: "l'indifferenza per i nuraghi è estrema, li guastano i pastori per il bestiame, dalle pietre si ricavano i muri e molti furono demoliti da ricercatori di tesori." Questo succedeva nel 1835, non è cambiato molto. Se si guarda qualsiasi guida è tutto bello, tutto a posto, tutto funziona. E' vero, la realtà è sempre ben diversa.
L’articolo
è di Paola Buioni tratto da
“La Nuova Sardegna”
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