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8 novembre 2005 Castelsardo,
nuova luce sulle mura Gli
scavi dell’Università di Sassari evidenziano una città pre-aragonese
CASTELSARDO. Una delle prerogative dell’archeologia è che, con l’ausilio della moderna metodologia, si scava e si ricercano tracce di antiche attività umane regalando ai contemporanei inedite verità o almeno nuovi dubbi che intaccano convinzioni radicate, spesso sostenute da autorevoli fonti. E’ quello che sta succedendo a Castelsardo dove, con i finanzia menti Europei per gli «Itinerari delle Città Regie» si stanno rendendo praticabili gli antichi camminamenti di guardia, e relative opere bastionate, e si stanno analizzando le mura antistanti la chiesa di Santa Maria delle Grazie, il sagrato e l’antico convento di San Martino. A illustrare in una conferenza stampa i risultati dei lavori, ancora in corso di realizzazione, ieri c’erano il sindaco Franco Cuccureddu, il responsabile della Soprintendenza Giuseppe Pitzais, Marco Milanese docente di Archeologia Medievale all’Università di Sassari e i responsabili delle attività sul campo, Giuseppe Padua e Maria Antonietta Demurtas. «Esiste una convenzione tra il comune e l’Università di Sassari — ha ribadito il sindaco — che sfocerà tra breve anche nella pubblicazione di un volume di studi, e che sta dando comunque preziosi contributi per la riscoperta della nostra storia». Il tratto di fortificazione interessata dai lavori di scavo è sempre stata considerato opera degli aragonesi (che si sostituirono ai genovesi, nel dominio della fortezza nel 1448) così come, secondo le fonti, furono gli aragonesi stessi a realizzare la porta a mare della città, ora recentemente abbellita dal rifacimento del ponte levatoio. «I lavori di scavo— racconta Marco Milanese — hanno portato alla luce una cinta muraria precedente a quella attualmente visibile, evidenziando varie fasi di costruzione legate alla crescita della città. La scoperta di murature trecentesche, della fase del la dominazione genovese dei Doria, fanno dedurre perciò che la città fosse gia fortificata quando la espugnarono gli aragonesi. Dopo la caduta di Alghero infatti, nel 1354, Castelgenovese assunse ancora maggior potere politico militare e commerciale». La zona di Manganella, dove si stanno effettuando i lavori è stata da sempre un’area di accumulo di rifiuti e materiale di riporto. Questa usanza, spesso considerata frutto della maleducazione dei nostri tempi, era in realtà un costume antico che oggi permette di ricostruire, tramite i frammenti ceramici qui ritrovati, un importante porzione di storia della città. Nel riempimento dei bastioni sono venute infatti alla luce cerami che provenienti da Sicilia, Toscana, Spagna, Campania e Liguria e persino partì del la nota ceramica di Montelupo databile con sicurezza tra il 1490 ed il 1510. L’articolo è di Donatella Sini tratto da “La Nuova Sardegna”
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